Storia

Durante la prima e unica visita pastorale, il card. Pellegrino chiese al parroco: “Chi è quel matto che costruisce le chiese in mezzo ai prati?”.
La nuova parrocchia, infatti, allora nominata SS.Nome della Beata Vergine Maria, nasceva nel nuovo quartiere, appena in embrione, che stava sorgendo per interessamento della Cooperativa Città Giardino, fallita alcuni mesi dopo.
Siamo nel 1955: i prati biondeggiano di grano, le mucche e le pecore pascolano liberamente in prati verdi e liberi, qualche goccia di acqua cristallina segna tracciati d’argento, e da Torino, specie nelle feste, i cittadini si spingono fino da queste parti per un picnic sull’erba e all’aria pura.
Si riesce ad acquistare per il centro religioso un’area di mq. 11.300 a lire 2.050 il metro quadro.
Cominciano i lavori nel primo complesso nel 1956: salone e casa parrocchiale, su progetto di un anziano progettista e con generosità del primo parroco, don Levrino Carlo.

Con l’attuazione della legge 167 (edilizia popolare) nascono intorno alla chiesa i grandi complessi e i grandi condomini, si aprono grandi corsi, si moltiplicano vie, si costruiscono villette. Il salone parrocchiale diventa piccolissimo per tanta gente, la parrocchia stessa diventa ingovernabile. Due radicali rimedi: si smembra la parrocchia creandone altre quattro: 1970 Ascensione, 1972 Pentecoste, la chiesa di S. Antonio, e ultima nel 1984 S.Ignazio, e si comincia nel 1968 la costruzione della nuova grande chiesa.
Si tratta di un grande spazio, a forma di tenda, capace di contenere circa 600 persone sedute, e quasi 2000 in piedi, realizzato in cemento armato a vista e mattoni, con la caratteristica di avere la navata centrale inclinata verso l’altare posto in un presbiterio capace di contenere più di 100 persone.
Uno spazioso sagrato dà ancora più risalto al progetto degli ingegneri Ghiotti e Contini, eseguito dall’Impresa Perello-Carlando.
La spesa di Lire 125.000.000 è stata assistita da un mutuo statale di Lire 90.000.000.

Il cardinale Michele Pellegrino consacra la nuova, grande chiesa. La partecipazione dei fedeli è entusiasta: tre nuove coppie di sposi decidono di sposarsi lo stesso giorno nella nuova chiesa anche se ancora non ultimata: Della Rocca Gaetano e Stante Silvana, Di Giangi Luigi e Bonanno Adele (al mattino); Perrot Sergio e Barale Anna Rosa (al pomeriggio).
Il sogno di don Levrino si è realizzato. La sua missione è compiuta. Il fedele servo del Signore può andare in pace, infatti il primo novembre 1973 dà le dimissioni e pochi mesi dopo all’età di 74 anni entra trionfante nella chiesa celeste per cantare in eterno le lodi del suo Signore.

La parrocchia prende piano la dimensione di una parrocchia moderna. La sua serena pacatezza era necessaria per dare ordine alle attività che stavano per nascere grazie proprio all’intensificarsi di quella collaborazione tra sacerdoti e laici necessaria in una comunità.

Si crea il Consiglio per gli affari economici della parrocchia per gestire e condividere le responsabilità finanziarie della comunità.
Viene eletto da tutta la comunità il primo Consiglio Pastorale parrocchiale, se ne determina lo statuto e si avvia una intensa attività pastorale ricca di iniziative e ricerche.
I nuovi insediamenti delle case popolari di Corso Allamano e di Piazza Bruno Caccia hanno sollecitato nuovi stimoli alla comunità e creato nuove esigenze cui la parrocchia ha dovuto dare risposte adeguate. Si fonda l’A.GIO., associazione giovani volontari con la finalità di educare i giovani e i bambini, specie quelli a rischio, alla globalità della vita.
Sono gli anni ruggenti di don Gianni, che nella parrocchia ha lasciato una impronta significativa.